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DIAMANTE DI GOULD

- Metodo di trattamento preventivo e eventuale cura per il problema delle zampe squamose

- La presenza di scaglie ed escrescenze cornee sulle zampe viene definita “Ipercheratosi”. Questa evenienza la si può riscontrare principalmente in:

•  Età avanzata;

•  Carenze di Vitamina A, più frequente nei Pappagalli di grossa taglia, alimentati con solo semi secchi, che sono carenti di tale elemento;

•  Cattiva igiene di gabbie e posatoi;

•  Rogna. In questo caso i responsabili sono acari del genere “Cnemidocoptes”. Questi ectoparassiti, una volta infettato l’ospite compiono il loro ciclo vitale sulla cute scavando delle gallerie nello strato corneo, causando delle formazioni squamose a livello della cute delle zampe. Nel pappagallino ondulato l’acaro interessa anche il becco dove genera delle formazioni dall’aspetto spugnoso costellate di piccoli fori che sono gli ingressi delle gallerie che gli acari scavano. Quando si sospetta un’infezione da acari, è consigliabile rivolgersi al veterinario il quale potrà confermare la diagnosi eseguendo dei raschiati cutanei nei quali potrà riscontrare il parassita tramite l’utilizzo del microscopio.

E’ sempre bene intervenire rapidamente e non sottovalutare il problema in quanto, se trascurata può causare rigonfiamento zona tarsica interessata. E’ importante perché nella zampa dove è posto l’anellino (se presente) con l’edema si riduce e si perde lo spazio, già esiguo, tra la cute e anello. In questa circostanza, se l’edema è importante, l’anello agisce come un laccio emostatico compromettendo la vascolarizzazione della parte col rischio di degenerare in cancrena. In caso di rogna, la terapia si basa sull’applicazione di 1-2 gocce di Ivermectina, che devono essere poi ben distribuite sulla parte interessata (utilizzare i guanti). Si ripetono in tutto 2-3 applicazioni a distanza di 10-14 gg una dall’altra. Negli altri casi, una volta diagnosticati, la terapia si basa sulla compensazione delle carenze, tramite un miglioramento dell’igiene di gabbie e posatoi e tramite l’applicazione di pomate apposite facilmente reperibili in commercio, che verranno applicate 2-3 volte al giorno fino alla scomparsa delle lesioni.

- Quando un Gould si presenta con un occhio più piccolo del normale comporta qualche penalizzazione dal punto di vista espositivo?

In sede di giudizio qualsiasi malformazione o condizione patologica è considerata come difetto irreversibile e ne determina l'ingiudicabilita, per tanto un asimmetria nello sviluppo del bulbo oculare o comunque dell'occhio va considerato come difetto irreversibile e per tanto il soggetto non sarà giudicabile. In sede di giudizio qualsiasi malformazione o condizione patologica è considerata come difetto irreversibile e ne determina l'ingiudicabilità, pertanto un asimmetria nello sviluppo del bulbo oculare o comunque dell'occhio và considerato come difetto irreversibile e per tanto il soggetto non sarà giudicabile.

Le risposte alle vostre domande

Gennaio 2021

- Che influenza ha, dal punto di vista espositivo, il Filetto e su quali voci va ad incidere

- Il filetto melanico che circonda la maschera facciale lipocromica del Diamante di Gould è un disegno, ovvero un perimetro che divide la maschera stessa dal collarino turchese. Pur avendo una larghezza ideale di circa un paio di millimetri e un chiaro colore dato da Eu melanina, in sede di giudizio è considerato come un disegno e valutato in quella voce. Per altro è un disegno importante perché in particolare nel maschio esalta l'espresso della maschera facciale! Ne va ricercata la precisione sia come decorso, che deve essere regolare, morbido e circolare, sia come tratto lineare e di spessore uniforme, oltre che di giusto tono melanico in relazione alla varietà. Nel maschio tende a restringersi e/o essere impreciso, zigrinato e troppo verticale, mentre nelle femmine, dove si apprezza (tollerando) un leggero inspessimento, a volte deborda inquinando il lipocromo della maschera. Sono questi casi di espressione non ottimale e penalizzabili nella voce disegno. A volte seguendo l'andamento della maschera, il filetto tende a rientrare a livello retrooculare, deformandosi. Ricordando che il filetto, deve essere idealmente un cerchio/anello, che inizia dal mento e circonda regolarmente il capo passando dalla nuca, mantenendo una leggera inclinazione in senso posteriore di 30° rispetto alla verticale.

Note: Nel testanera, il filetto ovviamente non si vede perché è integrato nella maschera melanica, ma la sua "estensione e regolarità" è fondamentale per enfatizzare l'espressione amplificata della maschera stessa che così ne è migliorata nell'immagine generale. I margini  anche in questo caso devono essere precisi, circolari, con decorso regolare e inclinati posteriormente di circa 30°.

Le risposte di

Gennaio

Come curare il Black spot e eventualmente come prevenirlo

Il puntino nero non è una patologia specifica bensì una manifestazione clinica di una serie di patologie. Si definisce "Black spot", dall'inglese punto nero, in quanto nel pullo infetto, si nota un piccolo cerchietto nerastro localizzato sotto   lo sterno a destra (nostra sinistra) che possiamo apprezzare capovolgendo il piccolo. Questo segno altro non è, che la cistifellea ingrossata e ripiena di bile. Chiariamo che può essere riscontrato anche in condizioni normali e questo è legato al fatto che l'organo deve ancora svuotarsi e generalmente sparisce nel giro di 24h. Quando ciò non avviene allora ha carattere patologico. Le cause possono essere diverse. Nella maggior parte dei casi è l'espressione di un'infezione sostenuta da enterobatteri, generalmente Escherichia Coli. Quando un pullo nasce già con il puntino nero, le vie tramite le quali può essersi infettato sono  principalmente due: 1- L'infezione passa all'uovo dalla madre infetta ma portatrice sana. In questo caso ci può essere anche mortalità embrionale; 2- Penetrazione di batteri all'interno dell'uovo, che può avvenire per esempio quando l'allevatore per far schiudere le uova tutte insieme e/o perché utilizza le balie, toglie l'uovo deposto e lo conserva in contenitori contenente misto, sabbia o segatura, prima di rimetterle poi in incubazione tutte insieme. Molto spesso questi substrati contengono cariche batteriche importanti che possono infettare l'uovo. Va aggiunto, che il pullo può infettarsi anche in un secondo momento, ovvero quando viene allevato da balie infette ma portatrici sane. In questa circostanza, i Coli che albergano nel gozzo dei passeri vengono trasmessi ai pulli con le prime imbeccate. Con questa modalità, il puntino nero, si manifesterà qualche giorno dopo la nascita. Altre cause (anche se meno frequenti) sono imputabili a infezioni da Circovirus e Plasmidium. Quando si riscontra il punto nero, è bene intervenire nel più breve tempo possibile, in quanto se non trattati i pulli possono morire nel giro di pochi giorni. In queste occasioni è sempre bene affidarsi ad un Veterinario che indicherà la terapia più appropriata, inoltre tramite gli esami microbiologici e relativo antibiogramma potrà indicare la molecola più efficace contro il ceppo batterico responsabile, bypassando eventuali resistenze agli antibiotici dei vari ceppi batterici in circolazione e avendo così una soluzione ottimale al problema. Come fare prevenzione? È bene dire che i trattamenti precova fatti alla cieca, sono da sconsigliare. Non portano risoluzione al problema anche perché come abbiamo detto in precedenza, può derivare da cause non batteriche. Inoltre esistono ceppi batterici resistenti per cui il farmaco utilizzato potrebbe non sortire l'effetto ricercato. La soluzione più efficace risulta quella di eseguire delle analisi  microbiologiche su riproduttori ed eventuali balie e nuovi acquisti, prima di iniziare la stagione riproduttiva. Tale procedura permette di rendere noto un  eventuale problema sanitario a monte (anche di altra natura) e di adottare la terapia migliore che eviterà così il presentarsi della problematica nei futuri pulli.

Metodi e soluzioni da applicare in caso di presenza di guscio molle

In una gabbia classica larghezza 120 quanti Diamanti di Gould possono starci in maniera ideale min e max?

Partiamo dal presupposto che qualsiasi gabbia che si metta loro a disposizione, anche la voliera più grande, non sarà mai abbastanza grande da assecondare la natura degli uccelli. Per evitare eccessivi stress agli animali e nel rispetto dei regolamenti inerenti al benessere animale, in una gabbia delle dimensioni di cm 120 X40 X42 cm di altezza con 4 posatoi, per gli uccelli delle dimensioni fino a  15 cm (lunghezza testa-coda) è consentito alloggiare un numero massimo di 16 esemplari. Ma va ricordato che oltre alle dimensioni delle gabbie ci sono altri dettagli da tenere in considerazione per ridurre gli stress agli animali e per garantire loro uno stato di benessere. Le gabbie devono essere provviste di un numero adeguato di mangiatoie e di posatoi. Il diametro di questi ultimi devono essere differenti e il materiale del quale sono costituiti, non deve essere di tipo abrasivo al fine di ridurre l’insorgenza di eventuali lesioni podali. Le gabbie  devono essere munite di griglia sul fondo, che impedisce agli uccelli il contatto con le feci e con cibo caduto contaminato. Sotto la griglia è conveniente utilizzare una lettiera che può essere di materiale particolato assorbente (sabbia, argilla per gatti, tutolo di mais) oppure un semplice foglio di carta che però richiede ricambi frequenti. Le gabbie inoltre devono essere collocate in un ambiente luminoso, senza correnti d’aria, non eccessivamente umido e con il giusto ricambio d’aria.

Metodo di trattamento preventivo e eventuale cura per il problema delle zampe squamose

- La presenza di scaglie ed escrescenze cornee sulle zampe viene definita “Ipercheratosi”. Questa evenienza la si può riscontrare principalmente in:

•  Età avanzata;

•  Carenze di Vitamina A, più frequente nei Pappagalli di grossa taglia, alimentati con solo semi secchi, che sono carenti di tale elemento;

•  Cattiva igiene di gabbie e posatoi;

•  Rogna. In questo caso i responsabili sono acari del genere “Cnemidocoptes”. Questi ectoparassiti, una volta infettato l’ospite compiono il loro ciclo vitale sulla cute scavando delle gallerie nello strato corneo, causando delle formazioni squamose a livello della cute delle zampe. Nel pappagallino ondulato l’acaro interessa anche il becco dove genera delle formazioni dall’aspetto spugnoso costellate di piccoli fori che sono gli ingressi delle gallerie che gli acari scavano. Quando si sospetta un’infezione da acari, è consigliabile rivolgersi al veterinario il quale potrà confermare la diagnosi eseguendo dei raschiati cutanei nei quali potrà riscontrare il parassita tramite l’utilizzo del microscopio.

E’ sempre bene intervenire rapidamente e non sottovalutare il problema in quanto, se trascurata può causare rigonfiamento zona tarsica interessata. E’ importante perché nella zampa dove è posto l’anellino (se presente) con l’edema si riduce e si perde lo spazio, già esiguo, tra la cute e anello. In questa circostanza, se l’edema è importante, l’anello agisce come un laccio emostatico compromettendo la vascolarizzazione della parte col rischio di degenerare in cancrena. In caso di rogna, la terapia si basa sull’applicazione di 1-2 gocce di Ivermectina, che devono essere poi ben distribuite sulla parte interessata (utilizzare i guanti). Si ripetono in tutto 2-3 applicazioni a distanza di 10-14 gg una dall’altra. Negli altri casi, una volta diagnosticati, la terapia si basa sulla compensazione delle carenze, tramite un miglioramento dell’igiene di gabbie e posatoi e tramite l’applicazione di pomate apposite facilmente reperibili in commercio, che verranno applicate 2-3 volte al giorno fino alla scomparsa delle lesioni.

Quando un Gould si presenta con un occhio più piccolo del normale comporta qualche penalizzazione dal punto di vista espositivo?

In sede di giudizio qualsiasi malformazione o condizione patologica è considerata come difetto irreversibile e ne determina l'ingiudicabilita, per tanto un asimmetria nello sviluppo del bulbo oculare o comunque dell'occhio va considerato come difetto irreversibile e per tanto il soggetto non sarà giudicabile. In sede di giudizio qualsiasi malformazione o condizione patologica è considerata come difetto irreversibile e ne determina l'ingiudicabilità, pertanto un asimmetria nello sviluppo del bulbo oculare o comunque dell'occhio và considerato come difetto irreversibile e per tanto il soggetto non sarà giudicabile.

- Come curare il Black spot e eventualmente come prevenirlo

Che influenza ha, dal punto di vista espositivo, il Filetto e su quali voci va ad incidere

Il filetto melanico che circonda la maschera facciale lipocromica del Diamante di Gould è un disegno, ovvero un perimetro che divide la maschera stessa dal collarino turchese. Pur avendo una larghezza ideale di circa un paio di millimetri e un chiaro colore dato da Eu melanina, in sede di giudizio è considerato come un disegno e valutato in quella voce. Per altro è un disegno importante perché in particolare nel maschio esalta l'espresso della maschera facciale! Ne va ricercata la precisione sia come decorso, che deve essere regolare, morbido e circolare, sia come tratto lineare e di spessore uniforme, oltre che di giusto tono melanico in relazione alla varietà. Nel maschio tende a restringersi e/o essere impreciso, zigrinato e troppo verticale, mentre nelle femmine, dove si apprezza (tollerando) un leggero inspessimento, a volte deborda inquinando il lipocromo della maschera. Sono questi casi di espressione non ottimale e penalizzabili nella voce disegno. A volte seguendo l'andamento della maschera, il filetto tende a rientrare a livello retrooculare, deformandosi. Ricordando che il filetto, deve essere idealmente un cerchio/anello, che inizia dal mento e circonda regolarmente il capo passando dalla nuca, mantenendo una leggera inclinazione in senso posteriore di 30° rispetto alla verticale.

Note: Nel testanera, il filetto ovviamente non si vede perché è integrato nella maschera melanica, ma la sua "estensione e regolarità" è fondamentale per enfatizzare l'espressione amplificata della maschera stessa che così ne è migliorata nell'immagine generale. I margini  anche in questo caso devono essere precisi, circolari, con decorso regolare e inclinati posteriormente di circa 30°.

- Il puntino nero non è una patologia specifica bensì una manifestazione clinica di una serie di patologie. Si definisce "Black spot", dall'inglese punto nero, in quanto nel pullo infetto, si nota un piccolo cerchietto nerastro localizzato sotto   lo sterno a destra (nostra sinistra) che possiamo apprezzare capovolgendo il piccolo. Questo segno altro non è, che la cistifellea ingrossata e ripiena di bile. Chiariamo che può essere riscontrato anche in condizioni normali e questo è legato al fatto che l'organo deve ancora svuotarsi e generalmente sparisce nel giro di 24h. Quando ciò non avviene allora ha carattere patologico. Le cause possono essere diverse. Nella maggior parte dei casi è l'espressione di un'infezione sostenuta da enterobatteri, generalmente Escherichia Coli. Quando un pullo nasce già con il puntino nero, le vie tramite le quali può essersi infettato sono  principalmente due: 1- L'infezione passa all'uovo dalla madre infetta ma portatrice sana. In questo caso ci può essere anche mortalità embrionale; 2- Penetrazione di batteri all'interno dell'uovo, che può avvenire per esempio quando l'allevatore per far schiudere le uova tutte insieme e/o perché utilizza le balie, toglie l'uovo deposto e lo conserva in contenitori contenente misto, sabbia o segatura, prima di rimetterle poi in incubazione tutte insieme. Molto spesso questi substrati contengono cariche batteriche importanti che possono infettare l'uovo. Va aggiunto, che il pullo può infettarsi anche in un secondo momento, ovvero quando viene allevato da balie infette ma portatrici sane. In questa circostanza, i Coli che albergano nel gozzo dei passeri vengono trasmessi ai pulli con le prime imbeccate. Con questa modalità, il puntino nero, si manifesterà qualche giorno dopo la nascita. Altre cause (anche se meno frequenti) sono imputabili a infezioni da Circovirus e Plasmidium. Quando si riscontra il punto nero, è bene intervenire nel più breve tempo possibile, in quanto se non trattati i pulli possono morire nel giro di pochi giorni. In queste occasioni è sempre bene affidarsi ad un Veterinario che indicherà la terapia più appropriata, inoltre tramite gli esami microbiologici e relativo antibiogramma potrà indicare la molecola più efficace contro il ceppo batterico responsabile, bypassando eventuali resistenze agli antibiotici dei vari ceppi batterici in circolazione e avendo così una soluzione ottimale al problema. Come fare prevenzione? È bene dire che i trattamenti precova fatti alla cieca, sono da sconsigliare. Non portano risoluzione al problema anche perché come abbiamo detto in precedenza, può derivare da cause non batteriche. Inoltre esistono ceppi batterici resistenti per cui il farmaco utilizzato potrebbe non sortire l'effetto ricercato. La soluzione più efficace risulta quella di eseguire delle analisi  microbiologiche su riproduttori ed eventuali balie e nuovi acquisti, prima di iniziare la stagione riproduttiva. Tale procedura permette di rendere noto un  eventuale problema sanitario a monte (anche di altra natura) e di adottare la terapia migliore che eviterà così il presentarsi della problematica nei futuri pulli.

- Metodi e soluzioni da applicare in caso di presenza di guscio molle

- Il riscontro di deposizione di uova con guscio molle, è un evento che generalmente si verifica in seguito ad una carenza di calcio. Carenza che può derivare da:

- Insufficiente apporto di questo elemento con l'alimentazione. L’alimentazione granivora a base di soli semi fornisce moltissimo fosforo e poco calcio. Questi due minerali devono essere sempre in rapporto corretto tra di loro. Un loro squilibrio porta a un sindrome di fragilità ossea, difficoltà nella deposizione delle uova, uova con guscio molle 

- Scorretta preparazione della femmina al periodo di riproduzione;

- Eccessivo numero di deposizioni in breve tempo, come succede in caso di          allevamento baliato;

- Ovodeposizione cronica (l'elevato numero di uova prodotte determina una deplezione del calcio);

-Carenza di vitamina D3 riscontrabile in quegli allevamenti con luce esclusivamente artificiale e con fonte luminosa priva di UVB. Quest'ultimo punto merita un piccolo approfondimento. La vitamina D3 è indispensabile per l'assorbimento del calcio a livello Intestinale. Gli uccelli autoproducono tale vitamina partendo dal colesterolo, il quale attraverso un processo chimico forma la provitamina D. L'uropigio che è quella ghiandola presente sopra la coda, secerne un liquido oleoso che l'animale provvede a distribuire sulle penne. Questo composto ceroso, che ha il compito di rendere impermeabili le penne (ma non solo) contiene questa provitamina D. Quest'ultima, a livello delle penne, grazie all'azione dei raggi ultravioletti, viene convertita in vitamina D3 che poi viene ingerita dagli uccelli nelle normali operazioni di pulizia del piumaggio. Tramite poi attraverso delle reazioni prima a livello epatico e poi renale si ottiene la forma attiva di questa vitamina. Durante la produzione del guscio dell'uovo, l'organismo secerne grosse quantità di questa vitamina che agisce sulle cellule dell'intestino e promuove la sintesi di una proteina che lega il calcio. Quindi maggiori sono le quantità di d3 e maggiore quantità di calcio saranno legate e trasportate all'interno delle cellule intestinali. Ricollegandoci al discorso precedente, l'assenza di UVB impedisce la conversione della provitamina D in vitamina D3. Tutto questo genera una carenza di D3 con conseguente minore assimilazione di calcio che alla lunga porta alla produzione di uova con guscio non perfettamente formato. Come si può prevenire? Per prima cosa per i neofiti che acquistano la loro prima coppia, il consiglio principe è quello di non avere fretta e di resistere alla tentazione di metterli subito in riproduzione. Per sopportare meglio lo stress metabolico al quale sarà sottoposto l'organismo delle femmine, gli animali vanno preparati per tempo fornendo una buona alimentazione, non facendo mancare l'apporto di sali minerali, grit (esclusivamente marino) osso di seppia e calcio abbinato a vitd3 da aggiungere all'acqua di bevanda (soprattutto nelle tipologie di allevamento citate prima). Inoltre è consigliabile non far eseguire un numero eccessivo di deposizioni ad ogni femmina. Nell'allevamento baliato, dove le deposizioni avvengono a distanza di 10-15 gg, è bene fornire per qualche giorno calcio +d3 tra una deposizione e l'altra. In caso di riscontro di uova con guscio non ben formato, è bene provvedere a fornire supplementazioni di calcio, preferendo la somministrazione in acqua. Utile a tale scopo anche la somministrazione di gusci d'uovo bollito. Se nonostante le integrazioni il fenomeno persiste, è bene contattare un Medico Veterinario in quanto un’altra delle possibili cause di uova con guscio molle è un’infezione dell’apparato genitale sostenuta da Escherichia Coli, che determina arresto della deposizione, produzione di uova con guscio alterato e in caso di normale deposizione, morte embrionale o neonatale.

Il riscontro di deposizione di uova con guscio molle, è un evento che generalmente si verifica in seguito ad una carenza di calcio. Carenza che può derivare da:

- Insufficiente apporto di questo elemento con l'alimentazione. L’alimentazione granivora a base di soli semi fornisce moltissimo fosforo e poco calcio. Questi due minerali devono essere sempre in rapporto corretto tra di loro. Un loro squilibrio porta a un sindrome di fragilità ossea, difficoltà nella deposizione delle uova, uova con guscio molle 

- Scorretta preparazione della femmina al periodo di riproduzione;

- Eccessivo numero di deposizioni in breve tempo, come succede in caso di allevamento baliato;

- Ovodeposizione cronica (l'elevato numero di uova prodotte determina una deplezione del calcio);

-Carenza di vitamina D3 riscontrabile in quegli allevamenti con luce esclusivamente artificiale e con fonte luminosa priva di UVB. Quest'ultimo punto merita un piccolo approfondimento. La vitamina D3 è indispensabile per l'assorbimento del calcio a livello Intestinale. Gli uccelli autoproducono tale vitamina partendo dal colesterolo, il quale attraverso un processo chimico forma la provitamina D. L'uropigio che è quella ghiandola presente sopra la coda, secerne un liquido oleoso che l'animale provvede a distribuire sulle penne. Questo composto ceroso, che ha il compito di rendere impermeabili le penne (ma non solo) contiene questa provitamina D. Quest'ultima, a livello delle penne, grazie all'azione dei raggi ultravioletti, viene convertita in vitamina D3 che poi viene ingerita dagli uccelli nelle normali operazioni di pulizia del piumaggio. Tramite poi attraverso delle reazioni prima a livello epatico e poi renale si ottiene la forma attiva di questa vitamina. Durante la produzione del guscio dell'uovo, l'organismo secerne grosse quantità di questa vitamina che agisce sulle cellule dell'intestino e promuove la sintesi di una proteina che lega il calcio. Quindi maggiori sono le quantità di d3 e maggiore quantità di calcio saranno legate e trasportate all'interno delle cellule intestinali. Ricollegandoci al discorso precedente, l'assenza di UVB impedisce la conversione della provitamina D in vitamina D3. Tutto questo genera una carenza di D3 con conseguente minore assimilazione di calcio che alla lunga porta alla produzione di uova con guscio non perfettamente formato. Come si può prevenire? Per prima cosa per i neofiti che acquistano la loro prima coppia, il consiglio principe è quello di non avere fretta e di resistere alla tentazione di metterli subito in riproduzione. Per sopportare meglio lo stress metabolico al quale sarà sottoposto l'organismo delle femmine, gli animali vanno preparati per tempo fornendo una buona alimentazione, non facendo mancare l'apporto di sali minerali, grit (esclusivamente marino) osso di seppia e calcio abbinato a vitd3 da aggiungere all'acqua di bevanda (soprattutto nelle tipologie di allevamento citate prima). Inoltre è consigliabile non far eseguire un numero eccessivo di deposizioni ad ogni femmina. Nell'allevamento baliato, dove le deposizioni avvengono a distanza di 10-15 gg, è bene fornire per qualche giorno calcio +d3 tra una deposizione e l'altra. In caso di riscontro di uova con guscio non ben formato, è bene provvedere a fornire supplementazioni di calcio, preferendo la somministrazione in acqua. Utile a tale scopo anche la somministrazione di gusci d'uovo bollito. Se nonostante le integrazioni il fenomeno persiste, è bene contattare un Medico Veterinario in quanto un’altra delle possibili cause di uova con guscio molle è un’infezione dell’apparato genitale sostenuta da Escherichia Coli, che determina arresto della deposizione, produzione di uova con guscio alterato e in caso di normale deposizione, morte embrionale o neonatale.

- In una gabbia classica larghezza 120 quanti Diamanti di Gould possono starci in maniera ideale min e max?

- Partiamo dal presupposto che qualsiasi gabbia che si metta loro a disposizione, anche la voliera più grande, non sarà mai abbastanza grande da assecondare la natura degli uccelli. Per evitare eccessivi stress agli animali e nel rispetto dei regolamenti inerenti al benessere animale, in una gabbia delle dimensioni di cm 120 X40 X42 cm di altezza con 4 posatoi, per gli uccelli delle dimensioni fino a  15 cm (lunghezza testa-coda) è consentito alloggiare un numero massimo di 16 esemplari. Ma va ricordato che oltre alle dimensioni delle gabbie ci sono altri dettagli da tenere in considerazione per ridurre gli stress agli animali e per garantire loro uno stato di benessere. Le gabbie devono essere provviste di un numero adeguato di mangiatoie e di posatoi. Il diametro di questi ultimi devono essere differenti e il materiale del quale sono costituiti, non deve essere di tipo abrasivo al fine di ridurre l’insorgenza di eventuali lesioni podali. Le gabbie  devono essere munite di griglia sul fondo, che impedisce agli uccelli il contatto con le feci e con cibo caduto contaminato. Sotto la griglia è conveniente utilizzare una lettiera che può essere di materiale particolato assorbente (sabbia, argilla per gatti, tutolo di mais) oppure un semplice foglio di carta che però richiede ricambi frequenti. Le gabbie inoltre devono essere collocate in un ambiente luminoso, senza correnti d’aria, non eccessivamente umido e con il giusto ricambio d’aria.

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